AMBIENTE: E’ MAI STATO PEGGIO DI COSI’?

Nell’epoca del pessimismo nostalgico è difficile ragionare sui dati ambientali. A giudicare dalle informazioni fornite dai media, la situazione sembra sull’orlo del collasso. Potrebbe andare peggio di così? Gli adulti trasmettono ai giovani ricordi nostalgici dei bei tempi andati: una vola il cibo era sano, l’aria pulita e c’era rispetto per l’ambiente naturale.
Ma è vero? Non è una questione filosofica, bastano alcuni dati per rispondere (la fonte è Ambiente Italia).
Cibi genuini: in Italia nel 1994 70.674 ettari erano destinati all’agricoltura biologica, nel 2009  1.106.683.
Qualità dell’aria: in Italia nel 1990 le emissioni di piombo in atmosfera erano 4372 tonnellate annue, nel 2008 279, le diossine erano 472 grammi nel 1990 e 324 grammi nel 2008. Le sostanze responsabili delle piogge acide erano 111.000 tonnellate annue nel 1996, 59.000 nel 2006.
Ambienti naturali: la superficie coperta da boschi nel nostro paese è aumentata circa del 30% negli ultimi 50 anni; nel secondo lago italiano, il lago Maggiore, la concentrazione di fosforo reattivo è pari a un terzo dei valori del 1980. Nello stesso periodo, il territorio protetto (parchi e riserve naturali) è decuplicato.
L’energia elettrica prodotta con il fotovoltaico nel nostro paese l’anno scorso è stata pari a quella che avrebbe prodotto una centrale nucleare.
Vent’anni fa nessuno avrebbe immaginato tutto ciò, tanto meno i pessimisti, già numerosi.
Strano? Non tanto, perché l’impegno degli ambientalisti è utile e produce cambiamenti profondi nella società e nell’economia. Se così non fosse, che senso avrebbe l’attività ambientalista? Ci diamo da fare per cambiare le cose che possono essere cambiate e i fatti ci danno ragione.
Allora tutto bene?
No, c’è ancora molto da fare. L’aria contiene tuttora molti inquinanti che possono essere ridotti, come s’è fatto per il piombo, ci sono laghi ancora in pessimo stato, come il lago d’Iseo. Il consumo di suolo è stato devastante, negli ultimi vent’anni. Alcuni fiumi sono fogne a cielo aperto, come il Mella. Tutti problemi tecnicamente risolvibili.
Sono problemi di cui fra dieci anni si potrà parlare come oggi si parla di quelli del passato ormai risolti?
Dipende da noi.

Paolo Vitale

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Programmazione urbanistica in Provincia di Brescia: è necessario cambiare rotta.

Ricordo che negli incontri a cui partecipavo durante le Primarie per l’elezione del Segretario Provinciale del PD, parlando di salvaguardia del territorio ripetevo come una sorta di mantra che “con l’urbanistica non si deve fare cassa”.
Intendevo denunciare quella posizione diffusa tra molti amministratori, anche di centrosinistra, secondo cui, a fronte della riduzione delle risorse necessarie per erogare servizi, sarebbe ineluttabile e giustificata la cementificazione del territorio per ottenere gli introiti (in particolare oneri di urbanizzazione ed ICI) indispensabili a “mantenere in piedi la baracca”.
Tale convinzione, unita purtroppo alla diffusa insensibilità di molti amministratori verso la tutela del bello e talvolta alla volontà dei medesimi di compiacere acriticamente le esigenze degli operatori (talvolta degli speculatori), ha causato negli ultimi anni in troppe zone della nostra Provincia veri e propri scempi: il territorio del basso Garda è stato per buona parte distrutto da vere e proprie colate di cemento, le pianure  abbondantemente ricoperte di capannoni  spesso costruiti solo per usufruire di benefici fiscali ed oggi vuoti, la città e l’hinterland riempiti di costosi appartamenti rimasti invenduti, ovunque sono sorti enormi  centri commerciali, talvolta inutili, quasi sempre orrendi.
Che l’ubriacatura di cemento stesse raggiungendo livelli intollerabili e che da anni si stesse gonfiando una vera e propria “bolla” era fenomeno evidente per chi avesse voluto guardare la realtà senza infingimenti, ma la politica ha preferito cavalcare l’onda: come troppo spesso accade ha assecondato i processi invece che guidarli, ha cercato di trarre vantaggio da ciò che avrebbe dovuto, se lungimirante, contenere.

Ho trovato piena conferma alle mie convinzioni nella recente ricerca “Fabbisogno di abitazioni a Brescia e nella Provincia”  redatta, su incarico della Cisl Lombardia, dal Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano.
Alcuni dati:
- il consumo medio annuo di suolo in Lombardia è pari a 7 volte il consumo medio nazionale,
- ogni anno la Lombardia cementifica lo 0,21% della superficie proprio territorio complessivo
- la Provincia lombarda che consuma annualmente in termini assoluti la maggiore estensione di suolo (929 ha/anno nel periodo 1999/2004) è Brescia,
- l’Italia ha un patrimonio di edilizia pubblica pari al 4,5% del totale delle abitazioni, a fronte del 34,60 dei Paesi Bassi, del 21% della Svezia, ma anche del 17% della Francia e del 6,5 della Germania,
- da qui al 2018 si stima per la Provincia di Brescia un fabbisogno non soddisfatto di 134.358 vani di edilizia sociale (24.155 nel solo capoluogo) e di 37.690 di edilizia convenzionata (7.692 nel capoluogo) mentre si prevede un eccesso di 107.081 vani di edilizia libera (5.460 nel capoluogo).

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