RENZI? SI! PERCHE’ PREFERISCO IL MARE APERTO

Ho visto in questi giorni un vivace e appassionato dibattito sulle prossime primarie del Pd. Mi ha fatto piacere vedere che Pdb sia stato e continui ad essere un insieme disomogeneo di persone che, se anche percorrono talvolta strade diverse, hanno la voglia di sentirsi parte di un unico progetto. Ops… Ma non dovrebbe esserlo il PD?
Mi ero ripromessa di scrivere qualcosa, anche se sono all’estero, per motivare, anche io, il mio sostegno a Renzi ma volevo aspettare di aver un attimo di respiro per produrre alcune righe che partissero da un po’ di entusiasmo, volevo un poco di tempo per cercare, con serenità, le mie ragioni. Invece mi trovo qui a scrivere, all’una di notte di sabato sera, nella mia stanzetta dalle pareti gialle di Bruxelles, per un impeto di rabbia e indignazione con un tono che non è quel che speravo.
Ci sono molti motivi per cui ho scelto Renzi anche se, come Riccardo ben descrive, ho avuto bisogno di riflettere: mi va di cambiare, di vedere errori diversi, di vedere volti diversi, di sentire più spesso la parola MERITO al posto della parola diritti. Probabilmente questa mia ultima affermazione farà un po’ specie ma la tutela a tutti i costi di vecchie posizioni e acquisizioni non ha giovato a noi ragazzi, il sindacato spesso non l’ha capito e il Pd, a mio avviso, è troppo spesso ostaggio di queste logiche. Ho pensato che ho voglia di cambiare direzione: se devo affogare che sia almeno in mare aperto e non attaccata a uno scoglio mentre arriva l’alta marea!
Le ragioni che invece mi spingono a rovesciare in questa tarda ora i miei pensieri furibondi su un’incolpevole tastiera sono però di tutt’altro tenore ma non secondarie. Nascono da una conversazione virtuale, una chat, con una amica, compagna di studi, di 32 anni rimasta a Brescia e che vuol cambiare lavoro poiché la sua azienda si trova in situazione, diciamo così, Titanic.
Ero pronta a sentire da lei che non è facile trovare un lavoro, in fin dei conti son uscita dall’Italia all’inizio di settembre i ricordi son ancora freschi, che la stagnazione si sente, che la crisi si sente ma non ero pronta a sentirmi dire “Sono troppo vecchia e troppo vicino all’età in cui, visto che non li ho ancora avuti, farò dei figli”. Le ho risposto in una maniera già triste “Ma dì che sei single?”, risposta “ Questo non basta vogliono sapere i tuoi progetti e comunque non sei una garanzia, tra poco mi chiederanno un certificato di sterilità.” (triste ironia). Da qui non ce l’ho fatta più!
So che Laura, come ha già indicato nel suo articolo, come altre di noi sentirà quel che penso senza che mi dilunghi in spiegazioni, gli uomini, credo, capiranno per immaginazione.

Sono nate così queste domande che motivano ulteriormente il mio sostenere Renzi e Bersani, me ne rendo ben conto, è probabilmente capro espiatorio per molti.

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CARO GIANLUCA, VOTO RENZI PERCHE’ HO SCELTO IL PD E PARTIRE DA BRESCIA

Scrive Gianluca: scelgo Bersani perché “cerca di tenere insieme le culture che hanno portato alla nascita del PD. Lo votero’ perche’ temo la polarizzazione tra componente centrista e componente riformista nel pd. Perche’ e’ un orrore antistorico il timore di molti amici, di “morire comunisti” votando Bersani”.
Bene Gianluca. Ti leggo e poi rileggo un passaggio del Manifesto dei Valori del PD, quello originario, quello del 2008, che recita: “problema di oggi non è mettere insieme i resti di storie passate, ma elaborare una visione condivisa del mondo, costruendo su questa base il progetto di una nuova Italia”.
Ecco. Io credo che siamo tornati al 2008. Si approssimano le elezioni politiche, e siamo tornati a quel bivio. Da un lato la proposta politica del PD originario, un partito moderno, capace di mettersi in ascolto delle istanze che vengono dalla società e di elaborare risposte condivise a queste istanze (che nel frattempo si sono fatte sempre più angosciose). Dall’altro, una federazione di correnti ben radicate nel passato, ciascuna portatrice del compito salvifico di rappresentare “una parte” della società e di guidarla verso magnifiche sorti e progressive.
Sappiamo come è andata.
Oggi abbiamo, da un lato, Bersani, che in questi anni ha consentito di mantenere temi, liturgia, e protagonisti dei “partiti di provenienza”, senza per questo riuscire ad elaborare un chiaro progetto di governo per il Paese – tanto che oggi lo sostengono i montiani di Letta e i socialdemocratici (fuori tempo massimo) di Fassina e Orfini ed il principale alleato del PD è lo stesso Vendola che fece cadere Prodi (in numerosa compagnia, in verità).
Dall’altro Renzi, che una proposta per il Paese ce l’ha, e si tratta di una proposta che sa mettersi in relazione con ciò che sta fuori dal recinto del partito, ma che resta ben radicata nel PD (la “condivisione” del Regolamento delle primarie ha smentito quanti lo davano in uscita del partito) e che si fonda sull’autonomia della politica (significativo l’intervento in coda a Piazza Pulita della scorsa settimana, nel discorso sull’orgoglio degli amministratori per bene di fronte agli attacchi, questi sì populisti, di un certo pezzo di stampa).
Una proposta, lo ha scritto benissimo Riccardo, che poggia sulla “lucidità nell’ individuare con precisione i problemi del Paese, e la sua capacità di portare in primo piano concetti …: il ricambio della classe dirigente, l’apertura di credito verso le nuove generazioni, l’ innovazione dei metodi e dei linguaggi della politica, la costruzione di nuove forme di partecipazione democratica, la centralità del merito contro i privilegi, la necessità di modernizzare il paese con riforme coraggiose”.
Questo è il quadro: che non risulta meno nitido ai miei occhi per il solo fatto che Pierluigi Bersani sia persona capace, autorevole (io stessa l’ho votato per questo alle scorse primarie), probabilmente “fit” per guidare il Paese in questo momento e che sabato all’Assemblea ha dimostrato di avere capito – unico tra i suoi – la necessità dell’apertura della platea delle primarie per non venire sopraffatti dal disgusto dilagante; e che Matteo Renzi, invece, affianchi a un carisma notevolissimo (che non è affatto un demerito, secondo me), alcune caratteristiche meno positive, una eccessiva autoreferenzialità, su tutte, che gli rende estraneo un pezzo significativo del partito, compresi molti innovatori (e in questo in parte concordo con l’analisi di Massimo Balliana in coda al post di Riccardo).
E’ in questo quadro che – nonostante le ombre, che riconosco- ho scelto di votare Renzi e di sostenerne la campagna (promuovendo la nascita a Rovato del locale comitato): per le stesse ragioni per cui prima ho creduto nel progetto del Partito Democratico e poi ho lavorato con tutti voi al progetto di Partire da Brescia:
- perché continuo a credere che oggi non sia urgente conservare ciò che è stato dei “partiti di provenienza”, ma  serva uno scatto coraggioso verso il futuro: ricordo che il sottotitolo del documento di PdB era “rinnovare idee, metodi e attori per costruire il cambiamento”, insomma, siamo stati dei rottamatori ante litteram (anche se non sempre poi abbiamo saputo dare corpo al nostro impegno);
-  perchè credo nell’autonomia, ma non nella primazia della politica sul resto della società: non credo che noi militanti siamo portatori di alcuna verità che ci dà il diritto di decidere per altri, ma solo dell’onere di convincere altri – la maggioranza, auspicabilmente– della bontà delle nostre idee; e mi pare che moltissimi dei sostenitori di Bersani non la pensino così;
-  perché credo che un partito di sinistra debba interloquire (e farsi votare!) non solo da una classe sociale di riferimento o da un blocco monolitico di “elettori del centrosinistra” e Matteo Renzi lo fa (e lo sta cercando di fare anche Ed Millidand il rosso, per dire…);
- perché non credo nell’uomo solo al comando, e penso quindi che l’unico modo per evitare questa deriva sia quello di affiancare Matteo Renzi nel suo viaggio.

Mara Bergomi

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SCELSI PARTIRE DA BRESCIA QUINDI STO CON MATTEO

Nel titolo una provocazione agli amici Riccardo e Gianluca, ma anche per quanto mi riguarda la sintesi di un percorso lineare di impegno politico. Impegno che proprio con PDB ho ritrovato dopo molti anni di impegno prevalentemente civico dedicato all’amministrazione del mio paese che il mio ruolo di Sindaco mi impone e che la mia comunità generosamente mi ha concesso.

PDB rappresentò e continua a rappresentare un’esperienza unica. La volontà di un movimento spontaneo di persone che dal basso decise di giocarsi la propria partita, non c’erano con noi i big (termine esagerato…), non c’erano volontà correntizie, non c’erano posizioni di rendita da difendere, non c’era la volontà di chiedere posti di potere, insomma era un movimento di gente impegnata nel territorio provinciale che chiedeva di giocarsi la propria partita.

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VOTO RENZI, MA SCELGO PARTIRE DA BRESCIA

Le Primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra si avvicinano.

E’ giunta l’ora di scegliere.

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VOTO BERSANI, MA SCELGO PARTIRE DA BRESCIA

Prima o poi ai dilemmi bisogna porre fine: ci ho pensato e ripensato.

Non sosterro’ Renzi alle primarie.

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