B come Brescia, B come Bruxelles

Lo scorso settembre mi sono trasferita a Bruxelles. La fortuna ha voluto che in questa città trovassi uno dei circoli Pd più giovani e dinamici cui abbia mai partecipato. Insieme a loro ho fatto le primarie, incontrando e partecipando al gruppo Renzi di Bruxelles, con loro ho vissuto l’avventura delle elezioni nazionali con loro, prendendo parte in particolare al gruppo Europa, ho assaggiato cosa è l’Unione.
Per questo, mentre facevo due chiacchiere con il nostro Antonio Vivenzi e scoprivo che sarebbe venuto a Bruxelles per aderire al patto dei sindaci, mi sembrava conseguenza logica far incontrare, prima del mio rientro, queste due esperienze, la bresciana e la bruxellese, che mi avevano dato tanto.
Così nella serata dello scorso 24 giugno, presso la sede del Pd Bruxelles, il primo degli “Incontri Democratici”, iniziativa promossa dal gruppo Renzi in collaborazione con il circolo Pd, ha avuto come interlocutore e ospite Antonio Vivenzi.
In quella chiacchierata diversi furono i temi toccati. Partiti dalla questione del  rinnovamento legata al pericolo di una personalizzazione della politica anche in campo PD, diatriba che fa discutere ormai quasi tutti i nostri circoli,  Antonio ha spiegato come l’adesione alla proposta di Renzi, per lui, era stata conseguenza di un percorso che aveva cominciato, insieme a molti di noi, ormai quasi quattro anni prima, con Partire da Brescia, che quelle istanze sul territorio erano già presenti e che la realtà bresciana le aveva colte provando a dare loro risposta, molto prima della persona Renzi in sé, cercando comunque di stare nel partito, di integrarsi in maniera positiva e propositiva in quest’organismo che, da allora, è ancora in fase di costruzione e cambiamento.
E’ stata poi la volta di parlare di Lombardia, di una Lombardia che chi non vive fa fatica a comprendere, di una questione settentrionale che molto spesso il Pd tende ad ignorare. Così, infatti, uno dei ragazzi qualche giorno dopo “In effetti la questione del Mezzogiorno la conosciamo tutti, ci fanno lezioni su questo dal primo giorno in cui entriamo nel partito ma per noi, che veniamo dal centro e sud Italia, le problematiche del nord restano del tutto sconosciute se non abbiamo occasione di entrare in contatto con quella realtà”.
Quindi della difficile e continua lotta per conquistare il territorio ad ogni singola elezione, le difficoltà che si incontrano quando si amministrano le nostre comunità, i progetti e le priorità di un sindaco del Pd nel nord Italia.
Ovviamente in casa europea non potevano mancare riflessioni sullo stato dell’Unione, sul desiderio di una marcia più spinta verso un Europa più politica, della speranza di una nuova stagione per la revisione dei trattati, dei modi e delle forme della nostra appartenenza alla famiglia del PSE ed infine come intendiamo partecipare attivamente al progetto europeo. Magari partecipare può essere anche con una scelta come quella di Antonio e la comunità di Paderno Franciacorta che, quello stesso pomeriggio al Parlamento Europeo, ha posto la propria firma, insieme ai colleghi bresciani Daniela Gerardini sindaco di Passirano, Isabella Nodari sindaco di Erbusco, Giovanni Battista Sarnico sindaco di Ospitaletto, Rosa Leso sindaco di Desenzano d.G., Giuseppina Martinelli sindaco di Provaglio d’Iseo e  altri provenienti da tutta Europa, per costruire un’Europa a energia sostenibile poiché, aderire al patto dei sindaci, ( http://www.pattodeisindaci.eu/index_it.html ) vuol dire avere in mente un’Europa più verde, vuol dire porsi l’obiettivo di inquinare di meno,vuol dire, infine, praticamente ridurre le emissioni della propria comunità del 20% entro il 2020, anche se per lui il risultato sarà raggiunto entro quest’anno.

Rossella Olivari

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Goffredo BETTINI, a sinistra, con RENZI

La lunga permanenza romana (per motivi di lavoro) mi ha convinto a leggere l’ultimo libro di Goffredo BettiniCarte Segrete. Roma, l’Italia e il Pd tra politica e vita”.
Un bel libro in cui uno dei massimi esponenti del centrosinistra romano si racconta e racconta la storia di Roma e della politica.
Bettini non esita a definirsi “un uomo radicalmente di sinistra “ (non un uomo della sinistra radicale!!!).
Nelle pagine in cui parla del futuro di Roma e del suo disegno urbanistico afferma “Le periferie, tutte le periferie, anche quelle che fanno corona a Roma, possono diventare da problema a grande incubatore di una trasformazione di qualità del territorio: se si procederà decisamente verso una città metropolitana, soggetto in un governo forte di area vasta che determini e attui gli indirizzi e le scelte strategiche di un territorio estesissimo ormai integrato e sinergico, nelle sue vulnerabilità e nelle sue potenzialità…”
Parole che mi hanno fatto venire alla mente l’esortazione di Cesare Trebeschi, rivolta alla città di Brescia durante la festa di chiusura della campagna del sindaco Delbono, ma anche il grande lavoro di Antonio Vivenzi e degli altri sindaci della Franciacorta da anni impegnati in un grande disegno di governo di area vasta.
Sempre Bettini, pensando al futuro del Pd e dell’Italia, scrive: “Allo stato attuale noi abbiamo una sola, vera carta da giocare: quella di Matteo Renzi. Non condivido molte cose che egli dice…non mi aspetto alcun vantaggio (personale) dalla sua persona, tanto meno lo cerco.
La mia riflessione parte dai dati della realtà. Renzi è il solo democratico, potenzialmente capace di tenere insieme la sinistra, i settori più innovativi della società e almeno una parte di quel moderatismo italiano, poco impegnato e politicamente pigro, diffidente ad oltranza nei confronti del campo progressista e, tuttavia, deluso da Berlusconi e dal fallimento delle formule centriste.
C’è uno spazio di contesa, nei ceti creativi e in quelli più tradizionali, e paradossalmente Renzi è competitivo in entrambi: irregolare ma rassicurante, rottamatore ma non estremista, giovane e proiettato nel futuro, ma con il profumo di antiche radici centriste.
Il sindaco di Firenze può dunque tentare, con serie possibilità di successo, di neutralizzare le due varianti perniciose della democrazia italiana: Berlusconi e la cosiddetta “antipolitica”. È una esigenza democratica e nazionale a spingermi con decisione verso questo ragionamento.
Ritengo irresponsabile, dunque, cercare di demolire Renzi per ragioni interne.
Qui non si tratta di scegliere il miglior segretario del Pd, per ricostruire dalle fondamenta un Partito scosso e senza bussola. Qui si tratta di evitare uno sbandamento del Paese. Di chiudere, grazie ad un consenso ottenuto per via elettorale, una stagione terribile.
Il tentativo di costruire in vitreo improvvisati competitori di Renzi è una operazione autoreferenziale, autodistruttiva e destinata a fallire.
Certamente egli NON è il candidato perfetto in assoluto. È quello che realmente può farcela. È la nostra risorsa piazzata meglio sul campo di battaglia. È il terreno più avanzato sul quale agire….”

Beh… Bravo Goffredo…

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ECCO PERCHE’ STO CON MATTEO RENZI

La sfida che ha lanciato Renzi in vista delle prossime elezioni politiche merita di essere sostenuta.
Viviamo un momento di grave crisi economica, siamo dentro una recessione lunga e profonda di cui ancora non si intravede la fine, che sta facendo vacillare la solidità finanziaria del paese, sta erodendo le capacità di risparmio e di spesa delle famiglie, sta mettendo a dura prova l’intero sistema produttivo ed economico.
Ma l’Italia vive anche un momento di preoccupante ed evidente frattura tra opinione pubblica e mondo politico, di profonda crisi di fiducia nelle istituzioni, alimentate da segnali di decadimento dell’etica pubblica, da episodi diffusi, ripetuti e trasversali di svilimento della “forma più alta di carità”, per dirla con Paolo VI, in puro e volgare soddisfacimento di appetiti ed interessi personali.
In tutto ciò si avverte oggi un senso di smarrimento ed insieme, acuto e pressante, il bisogno di una innovazione, di un’evoluzione, di un cambiamento del quadro politico.
Le persone che oggi si dichiarano indisponibili a tornare alle urne, insieme a quelle che voterebbero qualunque proposta di rottura del sistema, anche di stampo populista, stanno diventando maggioranza nel paese.
A tale condizione di crisi che segnala una sofferenza della nostra democrazia occorre invece dare una risposta dentro la cornice dei meccanismi istituzionali, non fuori, una risposta che maturi dentro il recinto dei partiti, non a prescindere da essi.
In questo senso, Renzi rappresenta una occasione.
La sua proposta, che invita ad un ricambio profondo una classe politica che, non diversamente da tanti altri settori di questo paese, soffre di un’evidente incapacità di rinnovamento, che si propone di introdurre nel lessico del centrosinistra qualche parola d’ordine inedita, come merito ed opportunità, in grado di indicare un aggiornamento nell’approccio ai problemi del nostro tempo, che cerca di proporsi anche con metodi e linguaggi nuovi, merita di essere incoraggiata e sostenuta.
Lo merita perché si propone non già di demolire quel che resta dei partiti, e del partito democratico in particolare, ma proprio al contrario di ridare dignità alla loro presenza, e perchè allarga finalmente gli orizzonti di riferimento dell’intero centrosinistra, estendendo la sua capacità di sintonia a mondi di riferimento diversi dai tradizionali.
E merita sostegno, questa proposta, nonostante i limiti e le obiezioni che le vengono imputati e mosse.
E’ vero infatti che era forse più corretta una sfida dentro un congresso di partito, mi rendo conto che in questo momento Renzi appare come un uomo solo al comando, ed offre un’immagine assai personalistica della politica, capisco le difficoltà di fare i conti con uno stile ed un modello che appaiono poco ortodossi.
E tuttavia il contesto è tale che forse solo in questo modo, lanciando una sfida dirompente dal sapore un po’ ribelle, è possibile stare alla pari della dimensione della crisi economica e politica che stiamo vivendo.
Per questo ho deciso di dare una mano, di affiancarmi ai tanti che, con un atto di fiducia nel futuro ed un pizzico di coraggio, hanno deciso di sostenere il generoso tentativo di Renzi, nella convinta persuasione che, come riconosce Bersani, da questa grande sfida il partito democratico, il centrosinistra, ma in fondo tutta la politica italiana, possono uscire più forti.

ALFREDO BAZOLI

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RENZI? SI! PERCHE’ PREFERISCO IL MARE APERTO

Ho visto in questi giorni un vivace e appassionato dibattito sulle prossime primarie del Pd. Mi ha fatto piacere vedere che Pdb sia stato e continui ad essere un insieme disomogeneo di persone che, se anche percorrono talvolta strade diverse, hanno la voglia di sentirsi parte di un unico progetto. Ops… Ma non dovrebbe esserlo il PD?
Mi ero ripromessa di scrivere qualcosa, anche se sono all’estero, per motivare, anche io, il mio sostegno a Renzi ma volevo aspettare di aver un attimo di respiro per produrre alcune righe che partissero da un po’ di entusiasmo, volevo un poco di tempo per cercare, con serenità, le mie ragioni. Invece mi trovo qui a scrivere, all’una di notte di sabato sera, nella mia stanzetta dalle pareti gialle di Bruxelles, per un impeto di rabbia e indignazione con un tono che non è quel che speravo.
Ci sono molti motivi per cui ho scelto Renzi anche se, come Riccardo ben descrive, ho avuto bisogno di riflettere: mi va di cambiare, di vedere errori diversi, di vedere volti diversi, di sentire più spesso la parola MERITO al posto della parola diritti. Probabilmente questa mia ultima affermazione farà un po’ specie ma la tutela a tutti i costi di vecchie posizioni e acquisizioni non ha giovato a noi ragazzi, il sindacato spesso non l’ha capito e il Pd, a mio avviso, è troppo spesso ostaggio di queste logiche. Ho pensato che ho voglia di cambiare direzione: se devo affogare che sia almeno in mare aperto e non attaccata a uno scoglio mentre arriva l’alta marea!
Le ragioni che invece mi spingono a rovesciare in questa tarda ora i miei pensieri furibondi su un’incolpevole tastiera sono però di tutt’altro tenore ma non secondarie. Nascono da una conversazione virtuale, una chat, con una amica, compagna di studi, di 32 anni rimasta a Brescia e che vuol cambiare lavoro poiché la sua azienda si trova in situazione, diciamo così, Titanic.
Ero pronta a sentire da lei che non è facile trovare un lavoro, in fin dei conti son uscita dall’Italia all’inizio di settembre i ricordi son ancora freschi, che la stagnazione si sente, che la crisi si sente ma non ero pronta a sentirmi dire “Sono troppo vecchia e troppo vicino all’età in cui, visto che non li ho ancora avuti, farò dei figli”. Le ho risposto in una maniera già triste “Ma dì che sei single?”, risposta “ Questo non basta vogliono sapere i tuoi progetti e comunque non sei una garanzia, tra poco mi chiederanno un certificato di sterilità.” (triste ironia). Da qui non ce l’ho fatta più!
So che Laura, come ha già indicato nel suo articolo, come altre di noi sentirà quel che penso senza che mi dilunghi in spiegazioni, gli uomini, credo, capiranno per immaginazione.

Sono nate così queste domande che motivano ulteriormente il mio sostenere Renzi e Bersani, me ne rendo ben conto, è probabilmente capro espiatorio per molti.

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CARO GIANLUCA, VOTO RENZI PERCHE’ HO SCELTO IL PD E PARTIRE DA BRESCIA

Scrive Gianluca: scelgo Bersani perché “cerca di tenere insieme le culture che hanno portato alla nascita del PD. Lo votero’ perche’ temo la polarizzazione tra componente centrista e componente riformista nel pd. Perche’ e’ un orrore antistorico il timore di molti amici, di “morire comunisti” votando Bersani”.
Bene Gianluca. Ti leggo e poi rileggo un passaggio del Manifesto dei Valori del PD, quello originario, quello del 2008, che recita: “problema di oggi non è mettere insieme i resti di storie passate, ma elaborare una visione condivisa del mondo, costruendo su questa base il progetto di una nuova Italia”.
Ecco. Io credo che siamo tornati al 2008. Si approssimano le elezioni politiche, e siamo tornati a quel bivio. Da un lato la proposta politica del PD originario, un partito moderno, capace di mettersi in ascolto delle istanze che vengono dalla società e di elaborare risposte condivise a queste istanze (che nel frattempo si sono fatte sempre più angosciose). Dall’altro, una federazione di correnti ben radicate nel passato, ciascuna portatrice del compito salvifico di rappresentare “una parte” della società e di guidarla verso magnifiche sorti e progressive.
Sappiamo come è andata.
Oggi abbiamo, da un lato, Bersani, che in questi anni ha consentito di mantenere temi, liturgia, e protagonisti dei “partiti di provenienza”, senza per questo riuscire ad elaborare un chiaro progetto di governo per il Paese – tanto che oggi lo sostengono i montiani di Letta e i socialdemocratici (fuori tempo massimo) di Fassina e Orfini ed il principale alleato del PD è lo stesso Vendola che fece cadere Prodi (in numerosa compagnia, in verità).
Dall’altro Renzi, che una proposta per il Paese ce l’ha, e si tratta di una proposta che sa mettersi in relazione con ciò che sta fuori dal recinto del partito, ma che resta ben radicata nel PD (la “condivisione” del Regolamento delle primarie ha smentito quanti lo davano in uscita del partito) e che si fonda sull’autonomia della politica (significativo l’intervento in coda a Piazza Pulita della scorsa settimana, nel discorso sull’orgoglio degli amministratori per bene di fronte agli attacchi, questi sì populisti, di un certo pezzo di stampa).
Una proposta, lo ha scritto benissimo Riccardo, che poggia sulla “lucidità nell’ individuare con precisione i problemi del Paese, e la sua capacità di portare in primo piano concetti …: il ricambio della classe dirigente, l’apertura di credito verso le nuove generazioni, l’ innovazione dei metodi e dei linguaggi della politica, la costruzione di nuove forme di partecipazione democratica, la centralità del merito contro i privilegi, la necessità di modernizzare il paese con riforme coraggiose”.
Questo è il quadro: che non risulta meno nitido ai miei occhi per il solo fatto che Pierluigi Bersani sia persona capace, autorevole (io stessa l’ho votato per questo alle scorse primarie), probabilmente “fit” per guidare il Paese in questo momento e che sabato all’Assemblea ha dimostrato di avere capito – unico tra i suoi – la necessità dell’apertura della platea delle primarie per non venire sopraffatti dal disgusto dilagante; e che Matteo Renzi, invece, affianchi a un carisma notevolissimo (che non è affatto un demerito, secondo me), alcune caratteristiche meno positive, una eccessiva autoreferenzialità, su tutte, che gli rende estraneo un pezzo significativo del partito, compresi molti innovatori (e in questo in parte concordo con l’analisi di Massimo Balliana in coda al post di Riccardo).
E’ in questo quadro che – nonostante le ombre, che riconosco- ho scelto di votare Renzi e di sostenerne la campagna (promuovendo la nascita a Rovato del locale comitato): per le stesse ragioni per cui prima ho creduto nel progetto del Partito Democratico e poi ho lavorato con tutti voi al progetto di Partire da Brescia:
- perché continuo a credere che oggi non sia urgente conservare ciò che è stato dei “partiti di provenienza”, ma  serva uno scatto coraggioso verso il futuro: ricordo che il sottotitolo del documento di PdB era “rinnovare idee, metodi e attori per costruire il cambiamento”, insomma, siamo stati dei rottamatori ante litteram (anche se non sempre poi abbiamo saputo dare corpo al nostro impegno);
-  perchè credo nell’autonomia, ma non nella primazia della politica sul resto della società: non credo che noi militanti siamo portatori di alcuna verità che ci dà il diritto di decidere per altri, ma solo dell’onere di convincere altri – la maggioranza, auspicabilmente– della bontà delle nostre idee; e mi pare che moltissimi dei sostenitori di Bersani non la pensino così;
-  perché credo che un partito di sinistra debba interloquire (e farsi votare!) non solo da una classe sociale di riferimento o da un blocco monolitico di “elettori del centrosinistra” e Matteo Renzi lo fa (e lo sta cercando di fare anche Ed Millidand il rosso, per dire…);
- perché non credo nell’uomo solo al comando, e penso quindi che l’unico modo per evitare questa deriva sia quello di affiancare Matteo Renzi nel suo viaggio.

Mara Bergomi

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SCELSI PARTIRE DA BRESCIA QUINDI STO CON MATTEO

Nel titolo una provocazione agli amici Riccardo e Gianluca, ma anche per quanto mi riguarda la sintesi di un percorso lineare di impegno politico. Impegno che proprio con PDB ho ritrovato dopo molti anni di impegno prevalentemente civico dedicato all’amministrazione del mio paese che il mio ruolo di Sindaco mi impone e che la mia comunità generosamente mi ha concesso.

PDB rappresentò e continua a rappresentare un’esperienza unica. La volontà di un movimento spontaneo di persone che dal basso decise di giocarsi la propria partita, non c’erano con noi i big (termine esagerato…), non c’erano volontà correntizie, non c’erano posizioni di rendita da difendere, non c’era la volontà di chiedere posti di potere, insomma era un movimento di gente impegnata nel territorio provinciale che chiedeva di giocarsi la propria partita.

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BRESCIANE PER MATTEO RENZI

La mia scelta di sostenere Matteo Renzi alle primarie è per me la naturale conseguenza della decisione che mi ha portato ad entrare nel PD nel 2008, non avendo fino ad allora mai avuto tessere di partito, seguendo l’idea che il Partito Democratico potesse essere il luogo nel quale fare sintesi delle diverse provenienze e storie di ciascuno per costruire, INSIEME, una nuova storia. Una storia per il futuro della nostra città e del nostro paese.
A volte non è andata così, ed ho visto storie personali e appartenenze trasformarsi in solchi quasi invalicabili tra le persone, minando alla base l’idea di unità e collaborazione.
Altre volte, invece, il PD è stato quel luogo di incontro e di creazione di nuove strade che tanti, come me, avevano immaginato per diventare ciò per il quale è nato, un grande partito riformista capace di far entrare in se identità diverse e di elaborarle, superandole, verso un progetto nuovo.
Per le prossime primarie ho scelto di sostenere Matteo Renzi, non solo con le parole ma con l’impegno attivo nel comitato Brescia per Renzi (e “Bresciane per Renzi”), ma più di ogni altra cosa ho deciso di sostenere il PD, partito che ho scelto, verso quella strada di rinnovamento da troppo tempo auspicata ed ancora spesso inattuata.
Prima della bellissima serata di sabato 22 settembre all’auditorium del liceo Leonardo, nella conferenza del comitato, i giornalisti sembravano molto preoccupati di avere in anteprima una specie di “toto presenze” (e toto assenze) dei “big” in sala. Abbiamo risposto che per quella serata ci saremmo augurati di vedere l’auditorium pieno di donne, di genitori e di giovani. E’ stato così, e ne sono felice.
Da qui mi piacerebbe si costruisse insieme, sostenitori di Renzi e sostenitori di Bersani, un progetto nuovo capace di mettere al centro le persone e di riavvicinare uomini e donne, giovani e anziani all’idea di politica come luogo nobile dell’agire dell’uomo e non come luogo di potere, di spreco e arroganza.
Quell’idea di inclusione ed unità, nel rispetto delle reciproche differenze, che ha caratterizzato l’impegno degli amici di Partire da Brescia in questi anni sia in città che in provincia, e che ci consente oggi di intraprendere strade diverse nel sostegno dei candidati alle primarie per ritrovarci domani “all’incrocio che c’è alla fine delle strade” e costruire, INSIEME, una politica nuova.
Come donna, madre, lavoratrice, appassionata di politica solo da pochi anni, sono convinta che ci sia bisogno di una politica saggia, competente e capace di incidere sullo sviluppo economico e sociale, che sappia nuovamente attrarre le forze vitali del paese, a partire dalle donne e dai giovani, spesso allontanati e strumentalizzati dai vertici dei partiti e poco rappresentati nelle istituzioni.
Il nostro paese potrà cambiare solo se sarà capace di ridare fiducia e opportunità concrete ai tanti, troppi giovani “precarizzati”, se saprà valorizzare le donne, la loro capacità di conciliare famiglia e lavoro, bisogni e servizi, educazione e cura, rinnovandosi nei contenuti e nei metodi.
In questa partita io ho deciso di esserci e di contribuire, INSIEME a tutti gli amici, chiunque sia il candidato che essi sosterranno, a costruire insieme il nostro futuro che sarà quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. 

Laura Venturi

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VOTO RENZI, MA SCELGO PARTIRE DA BRESCIA

Le Primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra si avvicinano.

E’ giunta l’ora di scegliere.

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ANTONIO AL BIG BANG

Secondo il modello del Big Bang, l’Universo ebbe origine con un’ esplosione che riempi’ tutto lo spazio…

Ho pensato spesso alla definizione di Big Bang, a cio’ che questo termine puo’ evocare in uno scenario politico grigio e piatto, in cui l’unica voce fuori dal coro (Grillo), sebbene inaffidabile, viene data al 20percento nei sondaggi degli ultimi tempi.

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CAMBIARE E’ NECESSARIO

Dopo la sollecitazione di Paolo Pagani ad un confronto su quello che è successo alla Leopolda, ma non solo, dopo aver letto la lettera di tre amministratori del Pd (Orlando, Del Barba e Scalvenzi), la lettera di tre giovani democratici (Del Bono, Corini e Zanardi) e i vari interventi dei nostri dirigenti sui giornali locali abbiamo pensato di dare il nostro contributo e la nostra interpretazione di quanto accaduto ad ottobre non solo a Firenze ma anche a Bologna e all’Aquila.

Quando Matteo Renzi afferma che “non funziona più l’idea di un partito i cui dirigenti danno la linea agli eletti che la devono spiegare agli elettori” non ha in mente di svuotare di qualsiasi ruolo i circoli, le assemblee e le direzioni provinciali, regionali e nazionali ma esattamente il contrario.

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