RENDIAMO CONCRETO Il MESSAGGIO DI JOBS AI GIOVANI

“Troppo presto. Avevi ancora un pezzo di mondo da inventare”. “Nella nostra brutta vita hai trasformato la tecnologia in bellezza”. Poche ore dopo la scomparsa di Steve Jobs il marciapiede della Fifth Avenue, così come raccontato da Massimo Maggi su un importante quotidiano nazionale, si trasforma in un’immensa nuvola di post it appiccicati al muro. Il bisogno di molti di lasciare un segno d’affetto all’ “ingegnere dei sogni” è stato palese. In tutto il mondo. Genio, mago capace di rendere vivi oggetti impersonali, confezionatore di sogni. Le espressioni scelte per raccontare Steve Jobs sono un’infinità. Tutte calzanti ma anche sfuggenti perché ogni definizione va stretta all’uomo che ha inventato il prodotto più acquistato nella storia dell’uomo (400 milioni di iPod venduti ad oggi).  L’uomo non laureato che verrà ricordato per uno dei più bei discorsi all’università di Standford. L’uomo che nel 1983 convinse John Sculley, allora numero due della Pepsi,  di seguirlo per fare l’amministratore delegato della Apple: “Vuoi passare il resto della vita a vendere acqua zuccherata o vuoi venire a cambiare il mondo?”. Steve Jobs più piacere o no, ma sarà immortale perché ha intuito che più che vendere oggetti bisognava raccontare sogni. E questo è il messaggio che oggi dobbiamo tenerci stretto. Dobbiamo rilanciare questo messaggio come cittadini, come persone ma soprattutto come giovani. In un periodo di crisi finanziaria e culturale, dove le buone ragioni degli indignatos vengono oscurate dalla misera violenza di poche persone, dove la politica non riesce a dare risposte, la sfida è dunque quella del cambiamento. Un cambiamento concreto che parta dalla richiesta di un rinnovamento della classe dirigente. Dove i giovani devono spingere e ritagliarsi gli spazi nei ruoli chiave della nostra società e nella Politica. Senza per forza dover “rottamare” chi potrebbe saggiamente condividere percorsi e ritagliarsi lo spazio di  “padre nobile”. Ognuno deve fare la sua parte. Solo la Politica con la P maiuscola può ancora oggi incanalare le innumerevoli richieste ed energie degli indignatos, dei precari, dei ricercatori, degli studenti, dei migranti, delle donne. Non dobbiamo cadere nell’antipolitica. Bisogna altresì raccontare sogni, speranze.  Oggi ciò che manca di più agli italiani è lo spazio. Uno spazio fisico, ma anche mentale, che significa possibilità, futuro e speranze. Per decenni questa sensazione di apertura è stata il motore della nostra crescita e lo stimolo a pensare positivo. Non c’è più il futuro di una volta si legge ovunque. Il lapsus è un segno dei tempi, a volte. E così anche il libro di Mario Calabresi, “Cosa tiene accese le stelle” cerca di scardinare la frase più in voga oggi: “si stava meglio quando si stava peggio”. Ed anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la nostra parte. Con proposte. Impegno. Passione. Speranze. Dobbiamo immaginare una strada nuova per tornare a crescere senza dimenticare il tema della qualità della vita. Il tema dell’uguaglianza sociale, legata alle nuove povertà. La dignità e la sicurezza nei posti di lavoro. Lo stop al consumo di suolo. Una ricerca che innovi ed un’università pubblica di qualità. Incentivi e spazi alle idee dei giovani artisti. Bisogna rischiare. E questa sfida va accompagnata da un rinnovamento della classe dirigente del Paese che deve essere anche generazionale. Non lasciamoci sfuggire questo momento. Magari gustando una buona e genuina mela italiana a kilometro zero (giusto per ricordare Jobs).
Francesco Esposto

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IL FEDERALISM0 della LEGA NORD = NUOVE TASSE (Imu, addizionale Irpef, tassa soggiorno…)

Negli ultimi anni è sempre più alla ribalta nel dibattito politico italiano il così detto “federalismo”, ma che significa concretamente questa parola?
Per federalismo si intende il maggiore potere nella gestione pubblica agli enti locali, in particolare ai Comuni -“federalismo municipale”- nella raccolta delle imposte e nell’amministrazione delle proprie entrate e delle spese. Il federalismo non è certo una invenzione recente, ne è invenzione Italiana: Germania, Austria, Canada, Stati Uniti, Argentina… sono stati federali.

Il recente processo federalista in ITALIA è iniziato nel 1997 ed è stato promosso dai governi di centro-sinistra con la Legge Bassanini sul decentramento e semplificazione amministrativa -“federalismo amministrativo”-.
In Italia il federalismo fiscale, che non era espresso nella Costituzione del 1948, è oggi previsto a seguito della riforma del titolo V operata con la legge costituzionale n. 3/2001 ed entrata in vigore l’8 novembre 2001 che ha creato le basi e le condizioni essenziali per una futura trasformazione dell’Italia in una Repubblica federale (principio di sussidiarietà, le competenze tra Stato e Regioni..). Il programma di revisione costituzionale varato dal Consiglio dei Ministri nel marzo 1999 (progetto D’Alema–Amato), pur perdendo un po’ dello slancio riformatore che aveva caratterizzato il lavoro delle Bicamerali, ha anticipato alcuni aspetti fondamentali della successiva legge n. 3/2001.
Ma che succede oggi?
Oggi si sta declinando e dando applicazione articolo 119 (titolo V della Costituzione) per autonomia dei Comuni per entrate e spese.

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