LA RIVOLUZIONE GENTILE

Bella e stimolante la serata organizzata ieri da Città & Dintorni e Città dell’uomo, con Mario Gorlani e Paolo Limonta, coordinatore delle campagne elettorali di Pisapia (per le primarie e per il sindaco).
Cosa occorre fare, cosa non si deve fare.

Molti suggerimenti utili. Anche per Brescia.

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LA FATICA DI TENERE INSIEME LE DISTANZE

Partirei dal titolo dato al bell’articolo di Migliorati sul Giornale di Brescia per raccontare l’evento degli Artigianelli.

La trovo una sintesi perfetta del pensiero degli amici di Citta’ e Dintorni: vedo in loro e nel loro percorso, quella generosita’ che e’ ingrediente indispensabile per la costruzione di una idea di citta’ che sappia essere coinvolgente e vincente.

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BRESCIA 2013: PENSIERI APERTI SULLA CITTA’

Mercoledì 12 settembre 2012 ore 18

Brescia, via Piamarta n°6

Sala Istituto Artigianelli

Le elezioni comunali di Brescia della primavera 2013 si avvicinano a lunghi passi, ma il dibattito intorno ai progetti politici per il futuro della città stenta a prendere quota.

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IL PD E IL DILEMMA DEI CATTOLICI

Nelle settimane scorse sono apparsi sui giornali alcuni articoli riguardanti un convengo tenuto a Brescia il 26/11/11 in cui alcuni esponenti del PD Bresciano si interrogavano su come il proprio partito potesse rappresentare il mondo cattolico. Riportiamo in allegato uno di questi articoli per stimolare la riflessione sul significato e sulle conclusioni tratte da questo convegno.

Ha senso che qualcuno all’interno del PD si arroghi il diritto di rappresentare il mondo cattolico?

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FRATI INVOCA LA “FASE DUE” DEL PD

Per chi non avesse avuto l’occasione di leggere l’intervista a Riccardo Frati apparsa su BSNEWS il 13/07/11 la riproponiamo in allegato.

Primarie a tutti i livelli e più spazio ai giovani,

Frati invoca la “fase due” del Pd.

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CHI SARA’ IL CANDIDATO SINDACO DEL PD ALLE ELEZIONI DI BRESCIA DEL 2013

Domanda: chi sarà il Candidato Sindaco del PD alle elezioni di Brescia del 2013?

Risposta  : chi se ne frega!

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APRITE QUELLA PORTA…

Non può più vincere chi divide (et impera), chi spacca e se ne va per conto proprio, per coltivare un proprio piccolo orticello, chi non vuole fare lo sforzo di cercare sintesi ed equilibri nuovi e complessi.
Se la discussione dentro il PD bresciano sarà (di nuovo) solo uno scontro tra due (o più) espressioni del cattolicesimo democratico bresciano, non appassionerà alcuno.
Sarà l’ennesimo scontro tra gruppi dirigenti “superati” dai fatti e dalla storia.
 
Ricorre proprio in questi giorni la ricorrenza dei 30 anni della storica vittoria della sinistra francese alle elezioni presidenziali. Mitterand conquistò l’Eliseo il 10 maggio 1981.
Una vittoria sofferta, costruita peraltro molto tempo prima.
A Epinay, nel 1971, lo stesso Mitterand riuscì a dare vita al nuovo Partito Socialista Francese assumendone la guida: lo fece unendo gruppi e anime diverse  (tra questi anche i cattolici di Objectif 72 e Vie Nouvelle).
 
Penso a quella sinistra d’oltralpe (con tanti difetti e limiti al pari della nostra) che proprio allora riuscì a costruire una grande impresa.
 
“La Forza tranquilla” la chiamava il Presidente Mitterand. Una sinistra alla caccia di soluzioni (capaci poi di generare consenso) e non come oggi, qui, di consensi senza soluzioni.
 
Sono sempre più convinto che anche a Brescia si debba trovare lo spirito di Epinay: unire ciò che oggi sembra fare fatica a stare insieme. Trovare quelle sintesi alte che ci possono consentire di mobilitare energie e suscitare entusiasmo.
 
Chi non ha ancora capito che il tema di fatto posto all’agenda del PD è la fisionomia con cui dovrà presentarsi alle comunali cittadine del 2013?
 
Il Giornale di Brescia (e ciò che rappresenta in termini di interessi e opinione pubblica), ormai da tempo, ha scelto proprio questa come la sfida a cui guardare.
Partendo dai limiti grandi dell’azione di governo del centrodestra in Città, guarda al PD come a un fondamentale componente di un disegno più grande, più ricco, oserei dire più completo.
Questa la mia parafrasi al commento severo di Migliorati in merito alla recente Assemblea Programmatica del Partito. Dice il falso Migliorati quando parla di divisioni laceranti, di difficoltà della nuova segreteria a dare una linea politica a un partito che definire composito è quasi eufemistico?
 
Possiamo affrontare la discussione per tempo, evitando l’ennesimo improvvisato e lacerante referendum “interno” a pochi mesi dalle prossime elezioni amministrative?
 
Possiamo farlo subito dopo le elezioni del 15 maggio, a maggior ragione se nei due principali centri chiamati alle urne (Ospitaletto e Nave) riconquisteremo il governo locale, e quindi in una situazione di forza?
 
Lo stanno chiedendo i molti amici del PD che attendono un segnale proprio su questo auspicato coraggio di aprirsi alla società civile, al mondo delle associazioni, delle professioni, del sapere., del lavoro e dell’impresa (piccola o grande che sia).
 
Gitti, Casteletti, Onofri, (forse) Bazoli, Braghini… stanno battendo colpi…
 
Bisinella, Frati, De Martin.. apriranno la porta?
 
Io lo spero.
 
Gianluca Delbarba

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TRA DESIDERI E PAURE

Bell’incontro quello del 3 maggio nella sala della biblioteca di economia, una di quelle rare occasioni da degustare anche a distanza di tempo, come il vino buono.
Ci siamo incontrati per discutere del libro di Giancarlo Provasi «Tra desideri e paure. Sguardi su Brescia e sul presente» insieme a Gianluca Delbarba, all’avvocato Giuseppe Onofri, a Andrea Venturelli, vicepresidente R&S Medtronic Invatec, e a Carlo Marco Bonfanti del Dipartimenti di Studi sociali.
Una volta tanto, non dovendo scrivere un articolo da pubblicare su un quotidiano, ci piace riportare i pensieri che più ci sono rimasti impressi senza volutamente attribuirli ad alcuno dei relatori perché vorremmo diventassero sentire comune e condiviso.
Così abbiamo ascoltato riflessioni stimolanti su una cultura riformista che deve accettare la sfida del cambiamento, progettando la città del futuro ma con lo sforzo di tenere insieme i pezzi che la compongono; la necessità di passare da una società di cittadini-sudditi, che si accontentano di una libertà garantita a una società di cittadini-attori, che si riconoscono a vicenda e partecipano alla vita pubblica; una società “nuova” che dovrà riappropriarsi di valori, soprattutto in ambito politico, quali la gratuità e lo spirito di servizio e dovrà far finalmente emergere nelle sue classi dirigenti le giovani generazioni e un mondo femminile che appare troppo spesso solo sullo sfondo e raramente diventa attore protagonista.
Questi sono stati solo alcuni degli spunti ma molti altri ancora aspettano di venir condivisi con tutti coloro che credono e sperano in una città che non ha paura di confrontarsi con il futuro, che vogliono dialogare per progettare insieme una società di veri cittadini-attori, responsabili delle scelte e del bene comune.
Una sfida grande, potente, dalla quale dipende la sopravvivenza di un patrimonio di valori che rischia di frantumarsi nell’individualismo, nell’egoismo, in una città che, con una felice immagine usata da Provasi, vede molti calciatori “dai piedi buoni” ma che troppo spesso guardano alla palla invece che al gioco.
E’ davvero arrivato il tempo di iniziare un gioco di squadra.
Perché, se le parole di Calvino che aprono il libro di Provasi dicono che “le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure” sarebbe bello giocare una partita nella quale le paure si vincono insieme ed ogni goal venga segnato per la città e non per i singoli giocatori.
Una partita da ricordare come quel famoso 4 a 3 tra Italia e Germania del ’70 che, ricordando le parole di Gianluca “non fu soltanto una partita di pallone, ma è, ancora oggi, una sorta di allegoria della vita” da vivere con l’“audacia della speranza”.

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RINGRAZIAMO DI CUORE MARIO FAPPANI

La discussione riguardante la scelta del garante dei detenuti segna l’ennesima sconfitta del sistema Brescia.
Nemmeno in questo caso si è riusciti ad affrontare  una discussione serena e bipartisan che, partendo soltanto dalla figura del garante, potesse affrontare come si deve la definizione di una nuova e migliore politica carceraria.
Purtroppo assistiamo nuovamente a uno scontro sui nomi e non sul merito dei problemi.
 
Il primo pensiero va a Mario Fappani: per l’ennesima volta ha dimostrato ai bresciani coerenza e passione, eleganza e coraggio.
In questi anni il suo orizzonte sono stati “gli ultimi”, ha denunciato con forza l’inadeguatezza delle nostre strutture carcerarie che impediscono di fatto quel fondamentale compito di rieducazione e recupero che una prigione dovrebbe avere.
Ha avvicinato il carcere alla città, è un portatore di umanità di cui c’è un gran bisogno in questa società distratta ed egoista. Anche così si danno risposte concrete al bisogno dei bresciani di sicurezza e di umanità al tempo stesso.
Grazie Mario. Rimani un simbolo bello della nostra comunità.
 
Il secondo pensiero è il rammarico per le modalità con cui è stata affrontata questa discussione. Che una maggioranza possa pretendere di indicare la classe dirigente nei gangli vitali in cui le scelte di governo si estrinsecano, è cosa logica e giusta ci spingiamo a dire.
 
Ma che nella nomina di una figura di garanzia si seguano logiche di divaricazione politica è una scelta senza senso che indebolisce tutti.
Una politica  che divide le comunità, oltre i meriti, le capacità.
 
Noi non ci arrendiamo.
E oggi ringraziamo di cuore Mario Fappani.
 
Riccardo Frati
Gianluca Delbarba

PS: Alleghiamo la toccante lettera di Laura Venturi che da buona sentinella per prima ci ha dato la “sveglia” su quanto è avvenuto a Brescia intorno a a questa nomina: Oggi ho voglia di dire grazie a Mario Fappani, e non solo

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SE AVESSIMO ORECCHIE PER INTENDERE…

Il libro di Provasi è un contributo interessante al confronto sul futuro della nostra Città.
Un punto di vista attento non solo sullo stato della nostra economia bensì anche sulla salute della nostra società.
Gli interventi del Prof. Provasi non sono stati scritti negli ultimi mesi ma negli anni scorsi (talvolta nemmeno pochissimi anni fa); conservano tuttavia una impressionante aderenza alla realtà dei giorni nostri.
Questo a significare che la crisi economica, sociale e culturale, che ci ha colpiti, non è scoppiata improvvisa; i suoi segnali erano apparsi, chiari, con congruo anticipo.
Ciononostante questa crisi ha colto impreparati anche noi, che in quegli anni ricoprivamo ruoli di governo importanti all’interno del sistema Brescia (la città in testa).
Dal punto di vista politico molte cose sono cambiate da allora: la “storica” vittoria del centrodestra in città, la presidenza leghista della Provincia, la nascita del PD, quella del PDL, Asm è diventata A2A, sono cambiati i veritici dell’Università Statale, di molte associazioni di categoria.
La sensazione è invece che i problemi siano rimasti più o meno gli stessi di prima.
Che dentro questa stagione di grandi e apparenti trasformazioni nulla di concreto sia stato fatto per offrire a Brescia proposte per risolvere i suoi tanti problemi.
Anche nel campo rifomista il “bing bang” rappresentato dalla nascita del PD non ha generato quel surplus di energie e di positiva modernità che in molti si aspettavano.
Anzi…
Invece che dare vita a una stagione di grande apertura alla società bresciana del quale dovrebbe essere parte vitale, il PD si è chiuso su sè stesso, a difendere non si sa bene cosa.
Forse il suo consenso elettorale? Spero di no: che senso avrebbe difendere quel dato che oggi ci pone ai margini della discussione politica, che rischia di portarci vicini a quella pericolosa situazione che si chiama insignificanza.
Che il 7 maggio, giorno dell’assemblea programmatica del partito, sia l’inizio della fase nuova del PD. Che si inizi a scrivere un manifesto per Brescia.
E per farlo si cominci ad “aprire”, allargare, costruire, dialogare.
Se rimaniamo così come siamo non basteremo.
Partiamo dalla opposizione forte fatta da Emilio Delbono e dal gruppo in Loggia, dalla generosa e caparbia azione della segreteria De Martin, dalla resistenza difficile ed encomiabile di Diego Peli e del gruppo in Broletto.
E poi andiamo oltre. Oltre quello che già siamo. Proviamo, con coraggio, a disinteressarci per una volta dei nostri equilibri interni, a smettere di parlare principalmente a noi stessi.
Proviamo, parafrasando il nome del blog, ad andare oltre Gibilterra. Tocca al Bisi e al suo gruppo dirigente, provarci. E’ questo il significato che in questo momento mi piace dare a quel termine “cantieri aperti” che il segretario sta proponendo al partito, tutto intero.
Quante risorse preziose ci sono fuori dalla nostra porta? Tantissime: Giancarlo Provasi, Francesco Onofri, Laura Castelletti, Flavio Pasotti, le associazioni, i gruppi che operano con passione sul territorio.
Saranno con noi nel 2013?
Se davvero siamo la parte migliore della comunità in cui operiamo, se davvero vogliamo portare Brescia fuori dal pantano, allora dobbiamo tornare a vincere.
Cominciando dalla Città.
Condivido l’analisi sagace di Migliorati di qualche mese fa sulle pagine del Giornale di Brescia: forse più che dalle scelte dell’amministrazione Paroli, l’esito delle prossime amministrative dipenderà dalla proposta e dalla fisionomia che il centrosinistra avrà nel 2013. Se saprà allargare i suoi confini, aggregare, contaminare e contaminarsi, allora è probabile che la sua proposta sarà vincente. Se sarà invece il risultato dell’ennesima conta, tutta interna, allora arriverà l’ennesima sconfitta.
Il tempo per iniziare a costruire la nuova proposta è adesso.
Forza Bisi, forza Ricky.
 
Gianluca Delbarba

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