Recensioni

MARX IS BACK

Il responsabile provinciale del Dipartimento Lavoro del PD Paolo Pagani ci propone un viaggio tra le opere recentemente pubblicate sul pensiero di Karl Marx per indagare le radici di questa rinascita d’interesse ”Marx is back. Non c’è che dire. Edizioni del Capitale che moltiplicano le vendite; un vero florilegio di saggi, biografie, convegni; il Time arriva a sostenere che Marx “si erge come un’immensa torre, sopra tutto, nella nebbia”. In Italia, dopo due libri fondamentali di qualche anno fa, il primo di Guido Carandini, Un altro Marx, il secondo di Jacques Attali, Karl Marx ovvero lo spirito del mondo, nel 2010 ce ne sono da segnalare almeno sei (Francis Wheen, Karl Marx. Una vita; Nicolao Merker, Karl Marx. Vita e opere; Jacques Bidet, Il Capitale, spiegazione e ricostruzione; Marx in pillole a cura di Mario Boyer; Daniel Bensaid, Marx, istruzioni per l’uso; Arminio Savioli, Marx o Gengis Khan?) e due convegni alla fine dell’anno,uno alla Luiss e uno a Roma 3.
Cosa è successo? Per dirla con Bensaid il fatto è che “ nella realtà del mondo in cui viviamo,il capitalismo ha raggiunto il suo concetto. Tutto è diventato merce: le cose, i servizi, il sapere, gli esseri viventi. Il capitalismo…”

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Il lavoro corroso” di Adele Patriarchi

Il responsabile provinciale del Dipartimento Lavoro del PD Paolo Pagani ci invita alla lettura del saggio di Adele Patriarchi con questa dotta recensione: “Per parafrasare il titolo di un film celebre, si può inferire che c’era una volta la civiltà del lavoro? E’ questa, al fondo, la tesi che Adele Patriarchi sostiene nel suo libro ‘Il lavoro corroso’ (Ediesse, Roma 2010). Si è chiusa un’epoca, se ne è aperta un’altra al cui interno “è nato un nuovo ideale lavorativo che ha decretato la fine di quello che aveva dominato il mondo occidentale, segnando il passaggio dal lavoro vocato al lavoro flessibile’. E che passaggio. Perché se flessibilità, come argomenta Richard Sennet nel suo saggio ‘The corrosion of character’ (Feltrinelli 2001), indica “appunto sia la capacità dell’albero di resistere, sia di tornare alla situazione precedente”, bisogna chiedersi……”

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C’era una volta la civiltà del lavoro

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 L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono*
Si tratta di uno di quei libri che capita di trovare in libreria collocato negli scaffali dei romanzi per me a volte anche nella letteratura per bambini e ragazzi.
La sua magia sta proprio nel suo essere una favola moderna, quasi una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta «come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione».
Racconta la storia di un uomo, un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il suo cane e che un giorno decide di riforestare da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi, vicino alla Provenza, nella prima metà del XX secolo.
La sua arma più forte è la passione e la convinzione di fare “la cosa giusta”, attraverso un’azione semplice quale quella di piantare un albero ma che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future.
Nella sua poetica semplice ma indimenticabile il libro richiama un bellissimo pezzo di cinema dei giorni nostri : “Terra Madre” (2009), film-documentario di Ermanno Olmi che porta sul grande schermo la vita contadina e offre un momento di intensa poesia e anche di riflessione e speranza.

* Jean Giono nato il 30 marzo 1895 a Manosque, nella Haute Provence. Il padre, d’origine italiana, era calzolaio e sua madre stiratrice. Leggerà da solo la Bibbia e Omero, tra l’officina del padre e l’atelier della madre. La sua cultura, immensa, è quella di un autodidatta con una curiosità universale. Ha pubblicato oltre trenta opere. È morto nel 1970

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 L’autore del caso letterario dell’anno in Francia si chiama Stéphane Hessel, eroe della Resistenza durante l’occupazione nazista del suolo transalpino, poeta e diplomatico, nato nel lontano 1917.
Indignez-vous! è una chiamata alle armi per la società francese tutta, a partire dai giovani.
Un pamphlet che attinge a piene mani alle viscere dei francesi, esortati a riscrivere la contemporaneità a partire dalla propria sacrosanta, indispensabile indignazione, civile e non violenta, nei confronti dei temi cruciali di oggi: il crescente divario tra ricchi e poveri, la necessità di ricreare un sistema dell’informazione autenticamente libero, lo scioccante trattamento riservato dalla Francia di Sarkozy agli immigrati, la questione ambientale e quella palestinese, la necessità di difendere il sistema del welfare.
«Vorrei che ogni individuo fosse capace di trovare il proprio personale motivo di ribellione pacifica: l’indignazione è preziosa».
Il pamphlet, pubblicato in Francia per la Indigène, una piccola casa editrice con sede in un attico a Montpellier, verrà tradotto nelle prossime settimane in altri Paesi, primo fra tutti l’Italia. Paese in cui l’indignazione civile avrebbe un valore inestimabile.
“È vero, le ragioni di indignarsi possono sembrare oggi meno nette o il mondo troppo complesso. Chi comanda, chi decide? Non è sempre facile distinguere tra tutte le correnti che ci governano.Non si tratta più di una piccola elite di cui comprendiamo chiaramente l’operato. È un vasto mondo che sappiamo bene essere interdipendente. Viviamo in una interconnettività come non era mai esistita. Ma in questo mondo, ci sono delle cose insopportabili. Per vederle, bisogna osservare bene, cercare. Dico ai giovani: cercate un poco, andate a trovare. Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza.”
Stéphane Hessel – Indignez vous!
“Indignez vous ha provocato il risveglio di un popolo, finora molto passivo” Edgar Morin
“Indignez vous ha ricordato alla sinistra che deve essere ribelle, umana e ottimista” Harlem Désir

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Alcune recensioni per invogliarvi a leggere il saggio del “nostro” Gianluca Delbarba:

Giornale di Brescia

Bresciaoggi

Voce del Popolo

Chiariweek

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