Goffredo BETTINI, a sinistra, con RENZI

La lunga permanenza romana (per motivi di lavoro) mi ha convinto a leggere l’ultimo libro di Goffredo BettiniCarte Segrete. Roma, l’Italia e il Pd tra politica e vita”.
Un bel libro in cui uno dei massimi esponenti del centrosinistra romano si racconta e racconta la storia di Roma e della politica.
Bettini non esita a definirsi “un uomo radicalmente di sinistra “ (non un uomo della sinistra radicale!!!).
Nelle pagine in cui parla del futuro di Roma e del suo disegno urbanistico afferma “Le periferie, tutte le periferie, anche quelle che fanno corona a Roma, possono diventare da problema a grande incubatore di una trasformazione di qualità del territorio: se si procederà decisamente verso una città metropolitana, soggetto in un governo forte di area vasta che determini e attui gli indirizzi e le scelte strategiche di un territorio estesissimo ormai integrato e sinergico, nelle sue vulnerabilità e nelle sue potenzialità…”
Parole che mi hanno fatto venire alla mente l’esortazione di Cesare Trebeschi, rivolta alla città di Brescia durante la festa di chiusura della campagna del sindaco Delbono, ma anche il grande lavoro di Antonio Vivenzi e degli altri sindaci della Franciacorta da anni impegnati in un grande disegno di governo di area vasta.
Sempre Bettini, pensando al futuro del Pd e dell’Italia, scrive: “Allo stato attuale noi abbiamo una sola, vera carta da giocare: quella di Matteo Renzi. Non condivido molte cose che egli dice…non mi aspetto alcun vantaggio (personale) dalla sua persona, tanto meno lo cerco.
La mia riflessione parte dai dati della realtà. Renzi è il solo democratico, potenzialmente capace di tenere insieme la sinistra, i settori più innovativi della società e almeno una parte di quel moderatismo italiano, poco impegnato e politicamente pigro, diffidente ad oltranza nei confronti del campo progressista e, tuttavia, deluso da Berlusconi e dal fallimento delle formule centriste.
C’è uno spazio di contesa, nei ceti creativi e in quelli più tradizionali, e paradossalmente Renzi è competitivo in entrambi: irregolare ma rassicurante, rottamatore ma non estremista, giovane e proiettato nel futuro, ma con il profumo di antiche radici centriste.
Il sindaco di Firenze può dunque tentare, con serie possibilità di successo, di neutralizzare le due varianti perniciose della democrazia italiana: Berlusconi e la cosiddetta “antipolitica”. È una esigenza democratica e nazionale a spingermi con decisione verso questo ragionamento.
Ritengo irresponsabile, dunque, cercare di demolire Renzi per ragioni interne.
Qui non si tratta di scegliere il miglior segretario del Pd, per ricostruire dalle fondamenta un Partito scosso e senza bussola. Qui si tratta di evitare uno sbandamento del Paese. Di chiudere, grazie ad un consenso ottenuto per via elettorale, una stagione terribile.
Il tentativo di costruire in vitreo improvvisati competitori di Renzi è una operazione autoreferenziale, autodistruttiva e destinata a fallire.
Certamente egli NON è il candidato perfetto in assoluto. È quello che realmente può farcela. È la nostra risorsa piazzata meglio sul campo di battaglia. È il terreno più avanzato sul quale agire….”

Beh… Bravo Goffredo…

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MEMORIA POLITICA dopo 16 mesi di Governo

Qualche giorno fa sono stato invitato da Laura Pennacchi ed ho avuto l’opportunità di incontrare e ascoltare Fabrizio Barca, intento a spiegare il suo Manifesto “Un partito nuovo per un buon governo”, presso la sede della Fondazione Basso a Roma.

Ho ricavato l’impressione di un profilo culturale molto alto. Mi piaceva e mi piace l’idea che uno studioso, un rinomato dirigente pubblico nonché ex Ministro della Repubblica che, proprio al termine della sua esperienza nel governo dei tecnici, abbia deciso di iscriversi al PD per la consapevolezza della necessità della politica per guidare il nostro Paese.

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STOCCOLMA BRUCIA

Questa interminabile crisi travolge tutto e tutti. Tocca anche il Nord Europa e mette in dubbio la solidità del modello politico e culturale che più di altri ha rappresentato protezione sociale e politiche di integrazione.
Anche la Svezia vive momenti di forti tensioni sociali e rigurgiti nazionalisti e interroga tutti noi, mettendo talvolta in discussione le nostre convinzioni.
Occorre trovare una nuova via: dopo il crollo del comunismo e la crisi drammatica del liberismo selvaggio, anche le avanguardie socialdemocratiche vivono stagioni di agonia.
La disputa sui nomi (democrazia, socialdemocrazia, progressismo o PIPPO… chi se ne frega!!!) non ci appartiene più, la lasciamo ai maturi cattedratici e ai giovani vecchi con lo sguardo rivolto al ‘900… di certo occorre capire cosa vuole proporre la sinistra, qui e altrove,  per uscire dalle sabbie mobili cercando di tenere insieme la società perché “la società ESISTE”…

Gianluca Delbarba

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