CAMBIARE E’ NECESSARIO

Dopo la sollecitazione di Paolo Pagani ad un confronto su quello che è successo alla Leopolda, ma non solo, dopo aver letto la lettera di tre amministratori del Pd (Orlando, Del Barba e Scalvenzi), la lettera di tre giovani democratici (Del Bono, Corini e Zanardi) e i vari interventi dei nostri dirigenti sui giornali locali abbiamo pensato di dare il nostro contributo e la nostra interpretazione di quanto accaduto ad ottobre non solo a Firenze ma anche a Bologna e all’Aquila.

Quando Matteo Renzi afferma che “non funziona più l’idea di un partito i cui dirigenti danno la linea agli eletti che la devono spiegare agli elettori” non ha in mente di svuotare di qualsiasi ruolo i circoli, le assemblee e le direzioni provinciali, regionali e nazionali ma esattamente il contrario.

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QUESTO IO SPERO

Guardando i volti di Anna Maria Cancellieri, Paola Severino e Elsa Fornero ripenso alla frase di Anna Magnani “Le rughe non coprirle che ci ho messo una vita a farmele venire”.
E’ il tempo della realtà. E mi sento di nuovo a mio agio. Senza più facce di gomma, sorrisi prestampati e idiozie sparate alla velocità dei neutrini. Senza più politica da reality show.
Anche questi ministri commetteranno errori ma mi aspetto che chiederanno scusa e si assumeranno la responsabilità delle loro azioni.
L’unico modo per chiedere sacrifici ad un paese tanto provato quanto il nostro e’ che a chiederlo siano persone normali, uomini e donne di carne e ossa, chiamati ad essere ministri per le loro capacità ed i loro meriti.
Questo io spero. Vivere e far crescere i miei figli in un paese normale.
Laura

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DIAMO FORZA ALLE PICCOLE IMPRESE

Venerdì 28 Ottobre a Gardone V. T. , in occasione della Conferenza Nazionale  per il lavoro autonomo e la piccola e media impresa , si è tenuto l’incontro con le categorie e le associazioni produttive, primo passo per la realizzazione del contributo che il PD bresciano presenterà a Monza, il 26 novembre, durante la conferenza suddetta per la modifica e integrazione del documento nazionale. Il dialogo, vivace e partecipato, ha mostrato una realtà che, probabilmente, la politica non aveva ancora colto o compreso appieno.
Le condizioni economiche, lo sapevamo, sono cambiate ma forse non sapevamo che anche l’universo delle imprese, anche se piccole e medie (rappresentano il 98% delle nostre attività produttive) sta cominciando ad avere un’ immagine fortemente diversa di sé. In un mondo globalizzato, fanno presente Angelo Bonomi (Confindustria) e Eugenio Massetti (Confartigianato) le imprese sentono l’esigenza di associarsi ma senza perdere la propria indipendenza e specificità.
 E lo fanno! Il contratto di rete, proposto dall’associazione degli industriali, ha dato vita già a  179 esperienze che raggruppano circa 800 aziende.
Ma non è la sola modalità. RETE significa anche condivisione di informazioni, di progetti, di formazione, credibilità all’estero e nei confronti delle realtà bancarie.
Il credito, fanno sapere, è ancora un punto molto dolente! I parametri cui le banche fanno riferimento per l’elargizione dei finanziamenti riguardano ancora, anche nel caso di una associazione di imprese, solo il potenziale patrimoniale della singola attività anziché considerare le potenzialità che il progetto e l’unione delle stesse può dare. Sostanzialmente non si tiene conto del fatto che la creazione della rete può perseguire risultati maggiori rispetto a quella che sarebbe la somma dei risultati delle singole aziende.
Le associazioni di categoria si stanno già muovendo, hanno creato alcune partnership con alcuni gruppi bancari ma l’assenza della politica, lamentano, è ancora troppo forte e lo conferma l’on. Paola de Micheli che mestamente ammette che lo strumento dei confidi, è vero, esiste ma le risorse messe a disposizione sono state fortemente ridotte da questo governo.
Altro elemento irrinunciabile è, a detta delle associazioni, il dialogo e la concordia con i lavoratori. I corpi, cosiddetti intermedi, quali sindacati e associazioni di categoria, sono, contrariamente a quanto predicato sino ad ora da molti che hanno invece promosso la discordia per perpetuare la loro ormai angosciosa vita politica, oggi più che mai strategici. Non è pensabile che l’azienda parli con il singolo, non è pensabile che il sindacato tratti con la singola azienda. C’è bisogno di confronto, anche a viso aperto, per trovare vie che, in qualche misura, scontenteranno entrambe le parti ma possano essere la migliore soluzione condivisa possibile. Confrontarsi per promuovere merito e innovazione senza rinunciare a una giusta protezione delle persone, perché la disperazione, in un paese civile, non è accettabile.
Altro caposaldo. La crisi ci ha dimostrato che bisogna ripartire dal lavoro, dai prodotti, da quel tangibile che la finanza ha cercato di eludere e perciò si ricomincia mettendo al centro le manifatture ma servono percorsi formativi, scuola e università che preparino al lavoro, che interagiscano con le imprese.
E ancora le infrastrutture, lo studio di piani strategici e logistici per riportare il nostro Paese al centro degli scambi commerciali, perché sia un ponte nel Mediterraneo, perché riconquisti il suo ruolo di settima potenza industriale del mondo.
Ci lasciano anche la lista della spesa, gli ingredienti per realizzare la portata principale del menù, la crescita:
- aiuto nella creazione di reti di impresa, regolamentazione, riconoscimento, e promozione di questi strumenti;
- legislazioni più semplici, informazioni più facilmente accessibili, MENO BUROCRAZIA;
- ripresa del dialogo e della mediazione in primis tra le parti sociali e il mondo produttivo;
- Mediazione e confronto con il mondo creditizio;
- agevolazioni fiscali, crediti agevolati, strumenti di flessibilità che vadano incontro alle esigenze delle persone e delle aziende, che hanno voglia di mettersi in gioco;
- Necessità di uno stato amico e vicino nelle internazionalizzazioni;
- Più WELFARE;
- Scuola, università e percorsi formativi adeguati;
- Più ascolto, da parte della politica, e la capacità di far diventare le nuove necessità opportunità di crescita per la comunità…

Infine un suggerimento, di Bonomi, anche sul metodo di cottura:
 SE VOLETE ANDARE IN FRETTA ANDATE DA SOLI,
SE VOLETE ANDARE LONTANO ANDATE INSIEME.

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DALLE PAROLE AI FATTI

Sabato 29 ottobre a Cassinetta di Lugagnano ho partecipato al forum nazionale “SALVIAMO IL PAESAGGIO. DIFENDIAMO I TERRITORI” .
Il luogo è simbolico, il sindaco di Cassinetta è Domenico Finiguerra, convinto assertore della necessità di amministrare i comuni senza consumare territorio.
Finiguerra ha dato vita all’Associazione dei Comuni Virtuosi alla quale hanno aderito, ad oggi, una cinquantina di comuni, dei quali solo sei in Lombardia (nella provincia di Brescia si contano, al momento, solo Paderno Franciacorta e Berlingo su 205 comuni, prova concreta e visibile che si può non essere tutti uguali e che non tutti siamo sulla stessa barca).

I Comuni che aderiscono all’Associazione ritengono che intervenire a difesa dell’ambiente e migliorare la qualità della vita, e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, sia possibile e tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana.  (dallo statuto art.4)

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RENDIAMO CONCRETO Il MESSAGGIO DI JOBS AI GIOVANI

“Troppo presto. Avevi ancora un pezzo di mondo da inventare”. “Nella nostra brutta vita hai trasformato la tecnologia in bellezza”. Poche ore dopo la scomparsa di Steve Jobs il marciapiede della Fifth Avenue, così come raccontato da Massimo Maggi su un importante quotidiano nazionale, si trasforma in un’immensa nuvola di post it appiccicati al muro. Il bisogno di molti di lasciare un segno d’affetto all’ “ingegnere dei sogni” è stato palese. In tutto il mondo. Genio, mago capace di rendere vivi oggetti impersonali, confezionatore di sogni. Le espressioni scelte per raccontare Steve Jobs sono un’infinità. Tutte calzanti ma anche sfuggenti perché ogni definizione va stretta all’uomo che ha inventato il prodotto più acquistato nella storia dell’uomo (400 milioni di iPod venduti ad oggi).  L’uomo non laureato che verrà ricordato per uno dei più bei discorsi all’università di Standford. L’uomo che nel 1983 convinse John Sculley, allora numero due della Pepsi,  di seguirlo per fare l’amministratore delegato della Apple: “Vuoi passare il resto della vita a vendere acqua zuccherata o vuoi venire a cambiare il mondo?”. Steve Jobs più piacere o no, ma sarà immortale perché ha intuito che più che vendere oggetti bisognava raccontare sogni. E questo è il messaggio che oggi dobbiamo tenerci stretto. Dobbiamo rilanciare questo messaggio come cittadini, come persone ma soprattutto come giovani. In un periodo di crisi finanziaria e culturale, dove le buone ragioni degli indignatos vengono oscurate dalla misera violenza di poche persone, dove la politica non riesce a dare risposte, la sfida è dunque quella del cambiamento. Un cambiamento concreto che parta dalla richiesta di un rinnovamento della classe dirigente. Dove i giovani devono spingere e ritagliarsi gli spazi nei ruoli chiave della nostra società e nella Politica. Senza per forza dover “rottamare” chi potrebbe saggiamente condividere percorsi e ritagliarsi lo spazio di  “padre nobile”. Ognuno deve fare la sua parte. Solo la Politica con la P maiuscola può ancora oggi incanalare le innumerevoli richieste ed energie degli indignatos, dei precari, dei ricercatori, degli studenti, dei migranti, delle donne. Non dobbiamo cadere nell’antipolitica. Bisogna altresì raccontare sogni, speranze.  Oggi ciò che manca di più agli italiani è lo spazio. Uno spazio fisico, ma anche mentale, che significa possibilità, futuro e speranze. Per decenni questa sensazione di apertura è stata il motore della nostra crescita e lo stimolo a pensare positivo. Non c’è più il futuro di una volta si legge ovunque. Il lapsus è un segno dei tempi, a volte. E così anche il libro di Mario Calabresi, “Cosa tiene accese le stelle” cerca di scardinare la frase più in voga oggi: “si stava meglio quando si stava peggio”. Ed anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la nostra parte. Con proposte. Impegno. Passione. Speranze. Dobbiamo immaginare una strada nuova per tornare a crescere senza dimenticare il tema della qualità della vita. Il tema dell’uguaglianza sociale, legata alle nuove povertà. La dignità e la sicurezza nei posti di lavoro. Lo stop al consumo di suolo. Una ricerca che innovi ed un’università pubblica di qualità. Incentivi e spazi alle idee dei giovani artisti. Bisogna rischiare. E questa sfida va accompagnata da un rinnovamento della classe dirigente del Paese che deve essere anche generazionale. Non lasciamoci sfuggire questo momento. Magari gustando una buona e genuina mela italiana a kilometro zero (giusto per ricordare Jobs).
Francesco Esposto

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AGGIORNAMENTI DI PROSSIMA ITALIA

Prossima Italia è stata un’entusiasmante avventura, ne siamo tornati molto carichi e alcuni di noi hanno deciso che val la pena rimanere ancora nel PD, la sottoscritta per prima.
Su Prossima Italia troverete tutti i video-interventi e vari documenti.(http://www.prossimaitalia.it/)

Dalle due giornate intense sono emerse cinque Proposte, in pdf da stampare e far circolare, mentre per la prima vogliamo cominciare al più presto con la raccolta firme da presentare al PD:
1 –Prima gli elettori: primarie libere per la scelta dei parlamentari, in tutti i collegi e con qualsiasi legge elettorale, contro lo scilipotismo e a favore della partecipazione democratica, quella della primavera arancione, per far scegliere ai cittadini chi li rappresenta a Roma, proprio come si scelgono i sindaci (prima gli elettori).
2 – Con disciplina e onore: una legge feroce contro la corruzione, che cancelli tutti i lodi ad personam di questi anni, la lotta ai conflitti d’interessi ad ogni livello, e nuove forme di trasparente e accessibile rendiconto finanziario degli incarichi politici o comunque determinati dalla politica(con disciplina e onore).
3 – Terra! Suolo bene comune: rivedere i criteri sugli oneri di urbanizzazione, coinvolgendo i cittadini e regolando le nuove costruzioni in base alle effettive richieste del mercato, bloccando le realizzazioni a fine speculativo; vietare l’uso degli oneri per la parte di spesa corrente dei bilanci degli enti locali, e fermare le compensazioni monetarie, anche attraverso nuovi sistemi di controllo. Censire il patrimonio utilizzato, sia quello produttivo che quello residenziale, e incentivarne l’utilizzo (Terra).
4 – Il fisco, dai mobili agli immobili: nel Paese primatista della pressione fiscale su chi lavora e produce, nel Paese in cui il mattone è la speculazione più redditizia e meno tassata, bisogna invertire la tendenza: abbassare le tasse sul lavoro con un rimborso contante annuo andando a prenderlo da chi ricava rendita dagli immobili. Inoltre, a proposito del fisco: riduzione delle scritture contabili e semplificazione dei calcoli delle imposte; ampliamento della gamma degli oneri deducibili; emissione e ricezione elettronica di fatture e corrispettivi, e tracciabilità del pagamento di costi deducibili; inversione del rapporto tra Fisco/controllore e contribuente/controllato, con l’assegnazione al Fisco della compilazione di tutte le dichiarazioni dei redditi, dipendenti e autonome (Fisco).
5 – Per tutte e tutti: superare la condizione di precarietà di questi anni estendendo l’indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori, inclusi i titolari di contratti atipici: si può fare, e va fatto parificando i contributi sociali. Ogni tipo di contratto, subordinato o para-subordinato, dovrà prevedere il versamento dei relativi contributi: si tratta di somme assolutamente contenute e sostenibili per l’impresa (Pensioni).
A presto con il form da compilare per verificarere la disponibilità a banchetti.

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