LE PREOCCUPAZIONI DI DAVID VETTURI PER SAN FELICE

In un recente intervento il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha sottolineato l’avanzata delle infiltrazioni mafiose, soprattutto nel sistema economico-finanziario, nel territorio Lombardo, in particolare Milano, Bergamo e Brescia. Da poco a San Felice del Benaco è stato adottato il nuovo strumento urbanistico del Piano di Governo del Territorio e questo non vuol dire che via siano necessariamente interessi “sporchi” o cosche pronte a investirivi, ma David Vetturi, coordinatore del circolo locale del PD, ha comunque qualche preoccupazione.

Con 130 mila mq da urbanizzare e 42 mila mc di nuove abitazioni, quale può essere il giro d’affari mosso?

Non è banale riuscire a fare una valutazione del genere, tuttavia è possibile fare quello che comunemente viene chiamato il “conto della serva”. Attualmente una casa di 140 mq a San Felice si vende fra i 500 e i 700 mila euro. Valutando un altezza media

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BRESCIA, PISAPIA & UNIVERSITA’

A Milano il candidato del centro sinistra, Giuliano Pisapia, oltre a presentare la sua figura gentile, caso più unico che raro, ha presentato anche un corposo programma su come intende agire per cambiare Milano e farla ritornare quel motore economico e morale di inizio anni ’90.
In particolare, per l’importanza che la città riveste nel campo della cultura, è degno di nota il capitolo che Pisapia dedica alla cultura e più specificatamente all’Università. Egli porta 6 punti di sviluppo per la vita universitaria, non vista come un qualcosa chiuso all’interno delle quattro mura degli atenei, ma che si allarga ad abbracciare tutta la città di Milano, riconoscendo cosi lo status di studente universitario, e non di semplice cittadino che per propria scelta frequenta gli studi universitari nella capitale lombarda.
Potete leggere il suo programma cliccando su http://www.pisapiaxmilano.com/wp-content/uploads/2011/04/programma-coalizione.pdf  e leggendo da pagina 29.
 
Pisapia ha capito quelli che molti politici e rappresentanti fanno fatica a capire, in Italia e anche a Brescia.
La crisi economica che stiamo attraversando ha dimostrato ancora una volta che per innovarci – non solo economicamente – e per essere produttivi è necessario investire nella ricerca e nella cultura. Un investimento che non deve però fermarsi ai finanziamenti alla ricerca o alla didattica, ma che deve incentivare in modo serio lo studente universitario ad essere un esploratore della cultura e del sapere a 360°. Oltreché incentivare la formazione dello specialista, bisogna incentivare la formazione del cittadino, cittadino locale e contemporaneamente europeo.
Incentivare la formazione del cittadino, oltreché quella dello specialista, vuol dire avere in futuro abitanti più consapevoli e coscienti dei cambiamenti in atto attorno e nella società con una conseguente caduta di attrattiva dei movimenti populistici e antisociali.

Tutto ciò è ancora più impellente nel territorio comunale e provinciale bresciano, che data la sua natura fortemente secondaria incapace di innovarsi, ha sofferto fortemente la crisi, e quindi un forte ritorno del populismo nelle sue forme più gravi.
La città di Brescia, dall’amministrazione alla cittadinanza, non ha fino ad oggi colto a mani piene la grande opportunità di trasformarsi da città industriale e locale in città universitaria ed europea ricca di cultura e socialmente dinamica. Oggi Brescia deve avere il coraggio di crescere e diventare avanguardia culturale come ad inizio del secolo scorso è stata l’avanguardia nell’industrializzazione del nostro paese.

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CHI SARA’ IL CANDIDATO SINDACO DEL PD ALLE ELEZIONI DI BRESCIA DEL 2013

Domanda: chi sarà il Candidato Sindaco del PD alle elezioni di Brescia del 2013?

Risposta  : chi se ne frega!

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APRITE QUELLA PORTA…

Non può più vincere chi divide (et impera), chi spacca e se ne va per conto proprio, per coltivare un proprio piccolo orticello, chi non vuole fare lo sforzo di cercare sintesi ed equilibri nuovi e complessi.
Se la discussione dentro il PD bresciano sarà (di nuovo) solo uno scontro tra due (o più) espressioni del cattolicesimo democratico bresciano, non appassionerà alcuno.
Sarà l’ennesimo scontro tra gruppi dirigenti “superati” dai fatti e dalla storia.
 
Ricorre proprio in questi giorni la ricorrenza dei 30 anni della storica vittoria della sinistra francese alle elezioni presidenziali. Mitterand conquistò l’Eliseo il 10 maggio 1981.
Una vittoria sofferta, costruita peraltro molto tempo prima.
A Epinay, nel 1971, lo stesso Mitterand riuscì a dare vita al nuovo Partito Socialista Francese assumendone la guida: lo fece unendo gruppi e anime diverse  (tra questi anche i cattolici di Objectif 72 e Vie Nouvelle).
 
Penso a quella sinistra d’oltralpe (con tanti difetti e limiti al pari della nostra) che proprio allora riuscì a costruire una grande impresa.
 
“La Forza tranquilla” la chiamava il Presidente Mitterand. Una sinistra alla caccia di soluzioni (capaci poi di generare consenso) e non come oggi, qui, di consensi senza soluzioni.
 
Sono sempre più convinto che anche a Brescia si debba trovare lo spirito di Epinay: unire ciò che oggi sembra fare fatica a stare insieme. Trovare quelle sintesi alte che ci possono consentire di mobilitare energie e suscitare entusiasmo.
 
Chi non ha ancora capito che il tema di fatto posto all’agenda del PD è la fisionomia con cui dovrà presentarsi alle comunali cittadine del 2013?
 
Il Giornale di Brescia (e ciò che rappresenta in termini di interessi e opinione pubblica), ormai da tempo, ha scelto proprio questa come la sfida a cui guardare.
Partendo dai limiti grandi dell’azione di governo del centrodestra in Città, guarda al PD come a un fondamentale componente di un disegno più grande, più ricco, oserei dire più completo.
Questa la mia parafrasi al commento severo di Migliorati in merito alla recente Assemblea Programmatica del Partito. Dice il falso Migliorati quando parla di divisioni laceranti, di difficoltà della nuova segreteria a dare una linea politica a un partito che definire composito è quasi eufemistico?
 
Possiamo affrontare la discussione per tempo, evitando l’ennesimo improvvisato e lacerante referendum “interno” a pochi mesi dalle prossime elezioni amministrative?
 
Possiamo farlo subito dopo le elezioni del 15 maggio, a maggior ragione se nei due principali centri chiamati alle urne (Ospitaletto e Nave) riconquisteremo il governo locale, e quindi in una situazione di forza?
 
Lo stanno chiedendo i molti amici del PD che attendono un segnale proprio su questo auspicato coraggio di aprirsi alla società civile, al mondo delle associazioni, delle professioni, del sapere., del lavoro e dell’impresa (piccola o grande che sia).
 
Gitti, Casteletti, Onofri, (forse) Bazoli, Braghini… stanno battendo colpi…
 
Bisinella, Frati, De Martin.. apriranno la porta?
 
Io lo spero.
 
Gianluca Delbarba

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TRA DESIDERI E PAURE

Bell’incontro quello del 3 maggio nella sala della biblioteca di economia, una di quelle rare occasioni da degustare anche a distanza di tempo, come il vino buono.
Ci siamo incontrati per discutere del libro di Giancarlo Provasi «Tra desideri e paure. Sguardi su Brescia e sul presente» insieme a Gianluca Delbarba, all’avvocato Giuseppe Onofri, a Andrea Venturelli, vicepresidente R&S Medtronic Invatec, e a Carlo Marco Bonfanti del Dipartimenti di Studi sociali.
Una volta tanto, non dovendo scrivere un articolo da pubblicare su un quotidiano, ci piace riportare i pensieri che più ci sono rimasti impressi senza volutamente attribuirli ad alcuno dei relatori perché vorremmo diventassero sentire comune e condiviso.
Così abbiamo ascoltato riflessioni stimolanti su una cultura riformista che deve accettare la sfida del cambiamento, progettando la città del futuro ma con lo sforzo di tenere insieme i pezzi che la compongono; la necessità di passare da una società di cittadini-sudditi, che si accontentano di una libertà garantita a una società di cittadini-attori, che si riconoscono a vicenda e partecipano alla vita pubblica; una società “nuova” che dovrà riappropriarsi di valori, soprattutto in ambito politico, quali la gratuità e lo spirito di servizio e dovrà far finalmente emergere nelle sue classi dirigenti le giovani generazioni e un mondo femminile che appare troppo spesso solo sullo sfondo e raramente diventa attore protagonista.
Questi sono stati solo alcuni degli spunti ma molti altri ancora aspettano di venir condivisi con tutti coloro che credono e sperano in una città che non ha paura di confrontarsi con il futuro, che vogliono dialogare per progettare insieme una società di veri cittadini-attori, responsabili delle scelte e del bene comune.
Una sfida grande, potente, dalla quale dipende la sopravvivenza di un patrimonio di valori che rischia di frantumarsi nell’individualismo, nell’egoismo, in una città che, con una felice immagine usata da Provasi, vede molti calciatori “dai piedi buoni” ma che troppo spesso guardano alla palla invece che al gioco.
E’ davvero arrivato il tempo di iniziare un gioco di squadra.
Perché, se le parole di Calvino che aprono il libro di Provasi dicono che “le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure” sarebbe bello giocare una partita nella quale le paure si vincono insieme ed ogni goal venga segnato per la città e non per i singoli giocatori.
Una partita da ricordare come quel famoso 4 a 3 tra Italia e Germania del ’70 che, ricordando le parole di Gianluca “non fu soltanto una partita di pallone, ma è, ancora oggi, una sorta di allegoria della vita” da vivere con l’“audacia della speranza”.

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RINGRAZIAMO DI CUORE MARIO FAPPANI

La discussione riguardante la scelta del garante dei detenuti segna l’ennesima sconfitta del sistema Brescia.
Nemmeno in questo caso si è riusciti ad affrontare  una discussione serena e bipartisan che, partendo soltanto dalla figura del garante, potesse affrontare come si deve la definizione di una nuova e migliore politica carceraria.
Purtroppo assistiamo nuovamente a uno scontro sui nomi e non sul merito dei problemi.
 
Il primo pensiero va a Mario Fappani: per l’ennesima volta ha dimostrato ai bresciani coerenza e passione, eleganza e coraggio.
In questi anni il suo orizzonte sono stati “gli ultimi”, ha denunciato con forza l’inadeguatezza delle nostre strutture carcerarie che impediscono di fatto quel fondamentale compito di rieducazione e recupero che una prigione dovrebbe avere.
Ha avvicinato il carcere alla città, è un portatore di umanità di cui c’è un gran bisogno in questa società distratta ed egoista. Anche così si danno risposte concrete al bisogno dei bresciani di sicurezza e di umanità al tempo stesso.
Grazie Mario. Rimani un simbolo bello della nostra comunità.
 
Il secondo pensiero è il rammarico per le modalità con cui è stata affrontata questa discussione. Che una maggioranza possa pretendere di indicare la classe dirigente nei gangli vitali in cui le scelte di governo si estrinsecano, è cosa logica e giusta ci spingiamo a dire.
 
Ma che nella nomina di una figura di garanzia si seguano logiche di divaricazione politica è una scelta senza senso che indebolisce tutti.
Una politica  che divide le comunità, oltre i meriti, le capacità.
 
Noi non ci arrendiamo.
E oggi ringraziamo di cuore Mario Fappani.
 
Riccardo Frati
Gianluca Delbarba

PS: Alleghiamo la toccante lettera di Laura Venturi che da buona sentinella per prima ci ha dato la “sveglia” su quanto è avvenuto a Brescia intorno a a questa nomina: Oggi ho voglia di dire grazie a Mario Fappani, e non solo

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