SE AVESSIMO ORECCHIE PER INTENDERE…

Il libro di Provasi è un contributo interessante al confronto sul futuro della nostra Città.
Un punto di vista attento non solo sullo stato della nostra economia bensì anche sulla salute della nostra società.
Gli interventi del Prof. Provasi non sono stati scritti negli ultimi mesi ma negli anni scorsi (talvolta nemmeno pochissimi anni fa); conservano tuttavia una impressionante aderenza alla realtà dei giorni nostri.
Questo a significare che la crisi economica, sociale e culturale, che ci ha colpiti, non è scoppiata improvvisa; i suoi segnali erano apparsi, chiari, con congruo anticipo.
Ciononostante questa crisi ha colto impreparati anche noi, che in quegli anni ricoprivamo ruoli di governo importanti all’interno del sistema Brescia (la città in testa).
Dal punto di vista politico molte cose sono cambiate da allora: la “storica” vittoria del centrodestra in città, la presidenza leghista della Provincia, la nascita del PD, quella del PDL, Asm è diventata A2A, sono cambiati i veritici dell’Università Statale, di molte associazioni di categoria.
La sensazione è invece che i problemi siano rimasti più o meno gli stessi di prima.
Che dentro questa stagione di grandi e apparenti trasformazioni nulla di concreto sia stato fatto per offrire a Brescia proposte per risolvere i suoi tanti problemi.
Anche nel campo rifomista il “bing bang” rappresentato dalla nascita del PD non ha generato quel surplus di energie e di positiva modernità che in molti si aspettavano.
Anzi…
Invece che dare vita a una stagione di grande apertura alla società bresciana del quale dovrebbe essere parte vitale, il PD si è chiuso su sè stesso, a difendere non si sa bene cosa.
Forse il suo consenso elettorale? Spero di no: che senso avrebbe difendere quel dato che oggi ci pone ai margini della discussione politica, che rischia di portarci vicini a quella pericolosa situazione che si chiama insignificanza.
Che il 7 maggio, giorno dell’assemblea programmatica del partito, sia l’inizio della fase nuova del PD. Che si inizi a scrivere un manifesto per Brescia.
E per farlo si cominci ad “aprire”, allargare, costruire, dialogare.
Se rimaniamo così come siamo non basteremo.
Partiamo dalla opposizione forte fatta da Emilio Delbono e dal gruppo in Loggia, dalla generosa e caparbia azione della segreteria De Martin, dalla resistenza difficile ed encomiabile di Diego Peli e del gruppo in Broletto.
E poi andiamo oltre. Oltre quello che già siamo. Proviamo, con coraggio, a disinteressarci per una volta dei nostri equilibri interni, a smettere di parlare principalmente a noi stessi.
Proviamo, parafrasando il nome del blog, ad andare oltre Gibilterra. Tocca al Bisi e al suo gruppo dirigente, provarci. E’ questo il significato che in questo momento mi piace dare a quel termine “cantieri aperti” che il segretario sta proponendo al partito, tutto intero.
Quante risorse preziose ci sono fuori dalla nostra porta? Tantissime: Giancarlo Provasi, Francesco Onofri, Laura Castelletti, Flavio Pasotti, le associazioni, i gruppi che operano con passione sul territorio.
Saranno con noi nel 2013?
Se davvero siamo la parte migliore della comunità in cui operiamo, se davvero vogliamo portare Brescia fuori dal pantano, allora dobbiamo tornare a vincere.
Cominciando dalla Città.
Condivido l’analisi sagace di Migliorati di qualche mese fa sulle pagine del Giornale di Brescia: forse più che dalle scelte dell’amministrazione Paroli, l’esito delle prossime amministrative dipenderà dalla proposta e dalla fisionomia che il centrosinistra avrà nel 2013. Se saprà allargare i suoi confini, aggregare, contaminare e contaminarsi, allora è probabile che la sua proposta sarà vincente. Se sarà invece il risultato dell’ennesima conta, tutta interna, allora arriverà l’ennesima sconfitta.
Il tempo per iniziare a costruire la nuova proposta è adesso.
Forza Bisi, forza Ricky.
 
Gianluca Delbarba

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IL FEDERALISM0 della LEGA NORD = NUOVE TASSE (Imu, addizionale Irpef, tassa soggiorno…)

Negli ultimi anni è sempre più alla ribalta nel dibattito politico italiano il così detto “federalismo”, ma che significa concretamente questa parola?
Per federalismo si intende il maggiore potere nella gestione pubblica agli enti locali, in particolare ai Comuni -“federalismo municipale”- nella raccolta delle imposte e nell’amministrazione delle proprie entrate e delle spese. Il federalismo non è certo una invenzione recente, ne è invenzione Italiana: Germania, Austria, Canada, Stati Uniti, Argentina… sono stati federali.

Il recente processo federalista in ITALIA è iniziato nel 1997 ed è stato promosso dai governi di centro-sinistra con la Legge Bassanini sul decentramento e semplificazione amministrativa -“federalismo amministrativo”-.
In Italia il federalismo fiscale, che non era espresso nella Costituzione del 1948, è oggi previsto a seguito della riforma del titolo V operata con la legge costituzionale n. 3/2001 ed entrata in vigore l’8 novembre 2001 che ha creato le basi e le condizioni essenziali per una futura trasformazione dell’Italia in una Repubblica federale (principio di sussidiarietà, le competenze tra Stato e Regioni..). Il programma di revisione costituzionale varato dal Consiglio dei Ministri nel marzo 1999 (progetto D’Alema–Amato), pur perdendo un po’ dello slancio riformatore che aveva caratterizzato il lavoro delle Bicamerali, ha anticipato alcuni aspetti fondamentali della successiva legge n. 3/2001.
Ma che succede oggi?
Oggi si sta declinando e dando applicazione articolo 119 (titolo V della Costituzione) per autonomia dei Comuni per entrate e spese.

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